Cerato - La dispersione

Cerato (CER) - Definizione originale di Edward Bach:
“Per quelli che non hanno abbastanza fiducia in se stessi per poter prendere da soli delle decisioni. Chiedono sempre consiglio agli altri, ma ne sono spesso fuorviati”.
Commento e spiegazione di Max Volpi:
Nel vivere l’essere umano compie delle scelte. Queste scelte delineano l’atteggiamento verso la vita, i gusti personali, la ricerca della felicità. Eppure molti di noi si confinano in angoli bui dove il rumore echeggia come nelle gallerie di un metrò e la vita scricchiola come un meccanismo arrugginito. Per quale motivo? Ci sono esseri umani che per il troppo attaccamento ai beni terreni evitano di scegliere vite più leggere, altri che porterebbero avanti la loro guerra anche quando in un crescendo assordante siano proclamate e la sconfitta e la causa disastrose. Tutti questi esseri umani cadono nella trappola dell’errore per troppo o per troppo poco. Vi sono anche esseri umani il cui errore di fondo risiede nella totale incapacità di scegliere. Vi sono altre distinzioni da porre in evidenza, come se il cielo avesse non solo nuvole, ma cirri, cumuli e nembi. Infatti vi sono persone che vivono la loro incapacità di prendere decisioni nell’assoluto silenzio, come se un ghiaccio freddo li attorniasse, ed altri invece, e sono queste le persone di cui parliamo oggi, ricercano nell’ambiente esterno le risposte che dovrebbero invece trovare in quello interno, dentro di sé. Ceratostigma Wilmottiana è un piccolo fiore blu, non autoctono, l’unico in verità dei trentotto scelti da Bach e poi ne spiegheremo le ragioni, viene dagli altipiani del Tibet, viene somministrato alle persone che sono continuamente, a volte assillando i propri simili, in cerca di consigli su come vivere la propria vita. Hai presente, ne avrai avuto uno anche tu, quegli amici o parenti che per qualsiasi cosa ti chiedono un parere? Che si fidano ciecamente degli articoli divulgativi gonfi di generalizzazioni pubblicati sui rotocalchi e che quando li citano paiono estremamente certi delle verità apprese? Hai conosciuto Cerato.
Immagina un piccolo fiore blu trapiantato dal Tibet all’Inghilterra dell’epoca vittoriana, dove viene guardato dall’alto al basso come fosse un simpatico ma inetto ospite da trattare con distacco.
Immagina ora uno di quei turisti carichi di valige inutili che se ne va in giro per le città d’arte con macchine fotografiche e videocamere chiedendo a tutti, ma proprio a tutti, dove deve andare.
Ora sovrapponi queste due immagini e lasciale collimare sicché i tratti del fiore combacino perfettamente con quelli della persona e avrai trovato il carattere CER.
Il grande compito di CER in questa vita è ri-trovare le proprie risposte personali. E dico “RI”-trovare appositamente per sottolineare che le risposte sono già lì, presenti, attendono solo di essere raccolte come un piccolo fiore blu ed apposte nel vaso del cuore a germogliare.
Allora, ci chiediamo tutti, qual è il motivo per cui CER non le ascolta preferendo quelle degli altri?
La personalità CER si “sforza con tutta sé stessa” di disattivare i messaggi intuitivi provenienti dal Sé Superiore, diffidando del suo stesso sentire. Apro qui una brevissima parentesi a favore del Sé Superiore che è quella scintilla presente in ogni essere umano che molti chiamano istinto, altri Luce, altri Fede, altri raziocinio, altri sentimento, altri semplicemente intuito. È la capacità letterale di SENTIRE cosa è giusto per noi, cosa ci fa stare bene, qual è la strada da seguire per andare dove vogliamo andare. E Cerato ne dubita. Dubita di questa vocina, dubita di queste immagini, dubita di questa scarica elettrica che ti attraversa quando sai di essere nel TUO giusto. Qual è il motivo?
Molti. Intanto implicito sia che CER è una struttura di base, si può acquisire certo, ma spesso è un tratto presente nella persona sin dalla più tenera età quando la malleabilità permette alle personalità forti di mettere le mani su quelle deboli e parlo anche di madri e delle loro educazioni One way (a senso unico) impedendo di fatto il costruirsi una base stabile per le sollecitazioni decisionali con la conseguenza che CER cercherà all’esterno le risposte. Differenzierei anche se assocerei il patologico bisogno di Agrimony (fiore visto nella prima puntata) il quale evita le proprie istanze profonde per il disagio percepito. Qui è proprio una questione di dubbio, assocerei infatti Gentian, fiore per il pessimismo. Ed ecco delineato Cerato.
Una persona di società (anche piccola, una famiglia è una società), dubbiosa sul proprio operato che crede di trovare negli altri, specie nelle persone che ritiene sapienti nel loro campo specifico, e a cui si attaccherà come una ventosa con richieste, consigli spesso peraltro incomprensibili se osservati dal punto di vista dell’utilità pratica.
Volendo, nel concludere, possiamo anche tradurre fisicamente i tratti CER, fiore della dispersione:
“Oggi ho mal di schiena, mi pulsa la testa, ho una fitta ad un ginocchio e ieri mi doleva il polso, poi questa gastrite non mi lascia stare, la sciatica a volte si riaccende e l’occhio continua a lacrimare”.
Evitando di cadere nella trappola delle generalizzazioni, potremmo avere davanti un organismo veramente carico di tossine e quindi con una multifattorialità sintomatologica ma anche Cerato.
La funzione del fiore di oggi pertanto è solida, concreta, ci permette di sentire e finalmente distinguere quali siano i nostri suoni preferiti, lasciando indietro il rumore, focalizzandoci su quegli aspetti di distinzione che sono proprio i nostri e-di-nessun-altro. Punto.
Visita la pagina di CER sul sito internet di Max Volpi www.reflexal.com
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