Le Jardin fermé di Max Volpi® - Terapeuta Olistico
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La vita come un quadro.

p9060037L’apprestarsi alla risoluzione di un problema che ci affligge è una questione della coscienza. Il nostro mondo interiore che si scontra e s’incontra con quello all’esterno è fatto da molte vibrazioni di luce ed ombra. E’ uno stupendo chiaroscuro. Se l’ombra è un pò più vasta, avremo una visione della vita basata sul dramma, anche sul melodramma, sui contrasti, sulle tinte forti, sui dinamismi, terremo a freno con più difficoltà le pulsioni ma saremo sanguigni, vivi. Il nostro quadro somiglierà ad un Merisi. Se invece amiamo la luce, i contorni saranno più dorati, i contrasti meno forti, la vita sarà più regolare e apprezzeremo la finezza dei panneggi. Creeremo benessere dalla tranquillità, dalla contemplazione, dal meditare le questioni del mondo e dell’invisibile. Potremo somigliare ad un Veermer.
Potremo anche avere una visione più emotiva, dove i contorni saranno più sfocati, coglieremo l’insieme come vibrante, tralasciando i dettagli oppure avremo una vista più analitica dove sarà più facile cogliere il dettaglio che la prospettiva d’insieme.
Indipendentemente da chi siamo quindi, ci sarà in noi un chiaroscuro ed è quest’ultimo che ci da la capacità di percepire il mondo tridimensionale così come lo vediamo.
Per questo in ognuno di noi ci sarà il brusio della mente e la quiete serafica del silenzio introspettivo.
Ci saranno gli opposti. Comunque.
Integrare gli opposti è una questione di coscienza. E’ un lavoro che ognuno, consapevole o meno, sta svolgendo. Il passaggio dall’ombra alla Luce è un viaggio verso la realizzazione del sè supremo dentro un contesto corporeo che tutti, volenti o nolenti, stiamo sopportando.
Quando l’alba schiarirà il confine e vedremo finalmente il cadere del velo, sapremo che il viaggio è appena cominciato.
Nell’affrontare le nostre paure, i nostri limiti e confini personali, possiamo sempre scegliere due atteggiamenti diversi. L’integrazione ed il rifiuto. Uno conduce verso la coscienza, l’altro verso il buio. Possiamo certo fare in modo che il passato resti ad invadere il nostro presente decidendo per noi chi saremo, cosa faremo, dettandoci regole per come intessere la realtà futura.
Se ci fermiamo a pensare a cosa sia il grande dono fatto dall’Alto all’Uomo, il libero arbitrio, capiamo, e chiunque può farlo, che si tratta della possibilità di scegliere. Certo le persone normalmente subiscono traumi, perdite, affanni ed attribuiscono proprio a questi la causa dei loro dolori.
“Mi è capitato questo”, sentiamo dire, “come dovrei fare ora!”, e molte altre speculazioni della mente che arrivano a cavallo per volerci indirizzare su strade, su linee, dove sappiamo già cosa potrà succedere. Lamentarsi del risultato di una vita di errori, non serve a cambiarne il contenuto.
Il libero arbitrio è la possibilità di scegliere. Scegliere se faremo in modo che ciò che è accaduto in passato influenzi l’oggi, oppure scegliere di non sapere cosa accadrà ma di vivere il momento presente, liberandoci dal confine instaurato dal risultato di ciò che è successo in passato.
A noi la scelta. Liberarsi dalla falsa credenza che io sia oggi il risultato di ciò che è accaduto ieri è nel libero arbitrio dell’Uomo. Credere nel “karma” significa altro che pensare al nostro destino come influenzato unicamente dalle azioni del passato. Credere nel “karma” significa credere nell’azione di causa-effetto del nostro operato. E se il mio operato inizia oggi a portarmi verso la Luce, io ho “realmente” la possibilità di annichilire il passato e dedicarmi all’oggi. Ma è una mia scelta.
Per cui posso scegliere di compiangermi, di tormentarmi, di lasciare insinuare dentro me tutti i dubbi possibili ed immaginabili oppure, volendo fare passi da gigante verso la coscienza, posso dedicarmi finalmente a ciò che io sono ora. Questa azione inazione mi libera dal condizionamento di ciò che accadde e mi apre alla possibilità di essere me.
La “respons - abilità” è niente più che l’abilità di rispondere alle situazioni.
Come voglio, da oggi, rispondere alle situazioni sapendo ciò che so?
Posso certo mantenere gli schemi di sempre ma allora devo chiedermi come mai penso di conoscere già la risposta a ciò che avverrà.
La mente è uno strumento sofisticato il cui compito è generare risposte all’ambiente circostante.
Se ho troppo calore la mente suggerisce al corpo di creare i brividi per stimolare il riequilibrio.
Se sono in situazioni di disagio la mente innesca paure per spingermi ad evitare questo disagio.
Se una situazione mi ha creato dolore, la mente mi suggerirà di evitare questa situazione e così via.
Queste risposte vengono costruite nell’arco di una vita e sono niente più che sollecitazioni causate da uno stimolo. La paura di toccare un oggetto bollente deriva dal fatto che, nell’infanzia, ci siamo scottati.
Questo traguardo ci vieta di subire il dolore della scottatura e se ogni volta dovessimo scottarci per capire di non toccare il fuoco, staremmo imparando poco.
Che sia chiaro da ora per tutti che la mente ha questo meccanismo d’azione.
Sia nell’apprendimento che nel dolore.
Cosa avviene infatti quando, a causa di un trauma, una funzione, una capacità, un piacere, vengono inibiti?

Sto di fatto, limitando la mia responsabilità.

L’accrescere delle possibilità, dice quindi l’assioma, accresce la responsabilità.
E la bellezza della vita, aumentandone le possibilità e la capacità di risposta, cresce esponenzialmente.

Affrontando ora il problema della mente, ci rendiamo conto ormai, poichè è sotto agli occhi di tutti, che i nostri atteggiamenti altro non sono che risposte a stimoli.
Usare il libero arbitrio significa avere l’abilità di rispondere consapevolmente a questi stimoli evitando che risposte date in passato influenzino il nostro comportamento davanti ad uno stimolo che semplicemente somiglia nella forma ad uno avuto in passato. Da ora, nel momento in cui mi trovo davanti una situazione che già conosco, la quale genera una risposta che limita la mia responsabilità, io so che posso scegliere se mantenere l’atteggiamento di sempre sapendo che allora la mia risposta sarà quella di sempre, oppure se realmente stare “nella vita” e creare una risposta veramente libera dai condizionamenti del passato, da come ho risposto fino ad ora.

Assumo da ora in me l’abilità di rispondere.
La responsabilità è una scelta personale.
Avere libero arbitrio è una scelta personale.
Avere libero arbitrio è libero arbitrio.

Sapendo questo potrò, da ora in poi, credendo nella concatenazione di causa-effetto, rispondere responsabilmente alla vita, libero ormai dalle catene del pensiero, poichè ora so che posso scegliere cosa farne delle risposte che già conosco.

Il dolore come Strumento.

Hai mai pensato di cambiare qualcosa quando tutto andava per il verso giusto? Non credo! Hai probabilmente pensato di cambiare, quando le condizioni esterne ti hanno portato a dire a te stesso che c’era qualcosa che non andava e che andasse sostituito. Questa molla che fa scattare lo stimolo al cambiamento si produce come reazioni ad un evento che produce dolore.

Senza voler condurre qui una discussione filosofica sul disagio della condizione umana, mi fermo oggi semplicemente a riflettere su quanto difficoltoso sia per molti oggi, trovare una condizione di benessere duraturo poichè, in quanto esseri umani, attraversiamo normalmente periodi in cui stiamo bene con noi, altri in cui vorremmo scappare a Bangkok o in qualche altro posto sperduto dove nessuno possa trovarci. Il sistema di Biofeedback mantiene questo delicatissimo equilibrio all’interno della nostra macchina.

“L’organismo umano interagisce continuamente con l’ambiente esterno attraverso l’elaborazione di un comportamento adattativo. Questo è il risultato di processi ciclici che si possono equiparare a sistemi di controllo interagenti e legati tra di loro. I comportamenti adattativi sono dei meccanismi di autoregolazione che avvengono spesso automaticamente e non interagiscono con il campo di coscienza della persona. Alcuni di questi meccanismi sono regolati dai sistemi neurovegetativo, endocrino ed immunitario. A volte l’indipendenza di questi processi dalla coscienza può mancare: ad esempio, dopo una corsa si può percepire il cuore battere più forte, oppure se un organo ha un problema si può percepire dolore, oppure, come spiegato in un precedente articolo, si può avvertire un sintomo d’ansia.

 Da questa breve definizone di Biofeedback capiamo due cose fondamentali:

a) L’uomo è un essere adattativo,

b) Quando il biofeedback non riesce a regolare l’equilibrio interiore, può prodursi dolore.

Possiamo trarre altrettante importanti conclusioni da queste affermazioni:

a) l’uomo “generalmente” produce azioni come stimolo adattativo all’ambiente, quindi non agisce, ma reagisce.

b) Il dolore è il campanello d’allarme che suona quando qualcosa non funziona nel nostro sistema anima - mente - corpo.

Questo è importantissimo perchè ci fa capire quanto siano in realtà le condizioni della vita a far si che ci ammaliamo, soffriamo, perpetriamo azioni che, inconsciamente, producono reazioni negative al nostro sistema “uomo”.

Il dolore è quindi uno strumento. E’ LO strumento, direi.

Hai mai pensato di cambiare qualcosa quando tutto andava per il verso giusto? Fermati un attimo a riflettere, prima di tornare a leggere queste righe, fermati a riflettere su ciò che ti è accaduto, ciò che ti ha portato ad essere ciò che sei oggi, prova a scandagliare se vi riesci, e soffermati brevemente per capire se quello che sto cercando di dirti corrisponde per te, a verità. Considera inoltre l’aspecificità di questo articolo. E’ chiaro che mi sto rivolgendo a te, ma ovviamente come te, altri hanno vissuto esperienze che possono riflettersi integralmente o anche solo parzialmente in questo concetto. Ci sono persone, e non sono poche, che restano legate ad avvenimenti del passato e non riescono più a trovare dentro di loro, la forza, il coraggio o la determinazione, per superare i fantasmi che li vestono di determinate forme mentali acquisite magari in un età diversa che, anche se non gli appartengono più, vengono continuamente perpetrate, come bloccati da un giogo spazio-temporale che vieta loro di essere più vicini a sè stessi.

Per queste persone, nello specifico, abbiamo ad esempio Honeysuckle, fiore del caprifoglio, che aiuta a lasciar andare i legami col passato, e a tramutare il dolore in esperienza che potrà esserci utile domani; oppure Chestnut Bud, gemma dell’ippocastano, che ci insegna a fare nostre le esperienze, a tramutarle in concretezza, ad assorbirle come sapere e riutilizzarle in ambito pratico. Tra l’altro ti segnalo che l’impiego di questo fiore ha prodotto miglioramenti non indifferenti impiegato nel trattamento della Sindrome di Down.

Per tornare alla leva di oggi, siamo in completa sintonia con Archimede (”Datemi una leva e solleverò il mondo” - N.d.R.), affermando che il dolore è, sottolineo è la leva del cambiamento.

Appello formale a te che leggi: non sopprimerlo, non nasconderlo dietro ad una bustina di nimesulide, o dietro alle benzodiazepine, il dolore è la tua riserva d’energia, è la tua leva per cambiare il tuo mondo, usa la leva, non nascondere la pietra.

Seguendo quello che ormai potremmo definire: L’assioma di Gandhi:

“Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo!”

Eh si, perchè ci sono cose che puoi cambiare, altre che non dipendono dalla tua volontà, anch’io provo enorme tristezza oggi, (nel momento in cui scrivo si sono riacutizzati i conflitti nella striscia di Gaza - N.d.R.), però su questo ho pochissimo potere, su di me, in compenso, ho molta più libertà d’azione per cui, mi invito oggi semplicemente ad osservare. E tu dirai: ”Come!  Solo ad OSSERVARE?”, certo perchè come afferma l’adagio cinese: un viaggio di mille miglia inizia con il primo passo, per cui per oggi mi limito ad osservare, fermamente convinto che sia questo piccolo passo a determinare la direzione che tra qualche anno avrò intrapreso.

Osserva ad esempio il tuo lavoro qualsiasi esso sia, il pittore, l’avvocato, l’operaio, l’impiegata, guarda come lavori oggi, come maneggi i tuoi strumenti, e ripensa invece a come lo facevi qualche anno fa…oggi sei decisamente più abile, non è così? Quindi l’osservazione consapevole di sè, la prima chiave che apre la prima porta della consapevolezza, un modo diverso di affrontare il presente, come sclpello e mazzetta per lo scultore, pennello e tavolozza per il pittore, dolore e osservazione per l’uomo.

Se oggi per esempio, soffri di una qualche condizione debilitante, faccio un esempio, ma cerca, se è il caso, di adeguarlo alla tua situazione presente: la sciatica. Chi soffre di sciatica potrebbe oggi, iniziare ad osservare quali fasce muscolari vadano in tensione quando il nervo sciatico produce dolore, ed allenarsi consapevolmente a rilasciare la tensione presente in queste fasce muscolari. Questo è solo un breve, piccolo esempio. Prova ad adeguarlo alla tua attuale condizione, osserva, valuta, indaga, scopri, NON TRANGUGIARE, se puoi. Non renderti schiavo della chimica, è importante. Se diventi dipendente, leggi la definizione di dipendenza che da il dizionario, poi torna qui.

Diventa il tuo leonardo da Vinci, il tuo benessere dipende in primis da te, poi ovviamente se hai bisogno, sono qui. E’ solo una questione di pensiero, e i pensieri possono essere cambiati.

“Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo!”

Gandhi e Max Volpi.

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E’ morto il blog. W il blog.

Mi scuso raipdamente con quanti in questi giorni abbiano tentato di accedere al blog che, per una serie di tragici eventi, è stato prima off-line, poi on-line, poi distrutto e ricostruito in una notte. Per estensione mi scuso anche con quanti avessero già postato i loro commenti.