Le Jardin fermé di Max Volpi® - Terapeuta Olistico
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Olismo e provincia

Atti incongiungibili all’apparenza. Il primo ondeggia tra l’assenza e la presenza lieve, il visibile e l’invisibile. L’olismo è un gesto intessuto di fili sottilissimi d’argento che non vedi, non vedi che funziona, si svolge sotto la punta dell’Iceberg che è la coscienza. Ha echi d’oriente, ha frange innovative, pensieri ancora non pensati dalla provincia. La provincia è quel luogo dove televisioni e stereo sono accettati come parte integrante d’una comunità che però fatica ancora a video scrivere sul personal computer. La provincia è quel luogo della mente dove gli uomini si intendono con un’occhiata e le ossa scricchiolano perché domani il tempo cambierà, dove l’azzardo più importante è un mutuo ventennale a spread variabile.

Questo titano dagli occhi di ghiaccio risiede anche nella vita di colui che, figlio della provincia, occupa il suo giorno nel lavoro di contabile o impiegato o manovale e la sera rincasando tutto ciò cui ostinatamente anela è un paio di pantofole e una cena dignitosa. Certo è che se l’ambiente influenza il comportamento umano, possiamo aspettarci cosa dalla provincia; materica, fatta di terra, a volte perfino banale. Ed il motivo per cui i giovani scappavano dalla provincia, era che l’aria di libertà soffiava due curve più avanti che nel bar sotto casa i cui occupanti, gli amici del bianchino a mezzogiorno, sono impegnati in una furente briscola. E gli leggi in volto gli atteggiamenti dell’olismo. Certo loro non lo sanno, non si rendono conto di tutto l’incalzare psicologico d’una partita a carte, dove il protagonista certo non sono quei pezzetti di cartone gettati alla rinfusa su di un tavolo, ma le danze degli sguardi che ondeggiano tra l’assenza e la presenza lieve, gesti intessuti di fili sottilissimi d’argento che non vedi, guerre della mente, gestisci meglio il tavolo e avrai la vittoria, costruisci l’equilibrio e l’altro cadrà. Certo loro non sanno che questa guerra incessante nell’organismo si svolge, tra fuori e dentro, tra psiche e corpo, tra energia e materia, tra il visibile e l’invisibile. Come puoi chiedere ad un uomo che ha trascorso la sua vita dibattuto tra la fabbrica e l’orto, di credere a qualcosa che non vede. “Al dutur” (il dottore) ha il camice bianco, un papiro alla parete in cui si dice “u’la studià” (ha studiato) e pile di pasticche sopra il tavolo. Ed è tangibile. Ed è concreto. È colui che quando il fisico non va, ti da qualcosa che lo rimette in moto. È come se un pomeriggio, perdendo al tavolo verde con gli amici, il bianchino ti desse quel quid in più per vincere. Ma sai che invece dovrai essere sveglio, attento e rigoroso se vorrai succedere, dovrai fare tutto quanto in tuo potere per giungere alla fine con un’affermazione. No?

Questo è olismo. Quando impieghi le tue energie per focalizzarti sulla guarigione e il terapeuta è solo un uomo che ti assiste consigliandoti di aggiungere o togliere all’occorrenza, nulla più.

Il lavoro è una tua responsabilità. La salute è una tua responsabilità. Quando sei impiegato puoi pensare che qualcuno accorra a svolgere mansioni al posto tuo, ma sai che non avviene. Lo stesso dicasi per la salute. Questo discorso è tanto ovvio quanto banale. Banale quanto la provincia per cui questo è invisibile. Cosa fai? Curi con la Luce? “Ma t’è semo?” (Ma sei scemo?) Cosa pensa, mi domando, la gente, quando dico che riporto l’equilibrio usando i fiori. “L’è mat” (è matto).

Io del resto, non riesco proprio a svilire il lavoro dei fiori chiamandoli “gocce”, risolverei qualche problema non da poco, gestirei le reazioni che vedo e fingo di non vedere nei volti della provincia, in fondo ciò che conta è il risultato, è giungere al capolinea essendo il più possibile d’aiuto.

Ma la provincia ha bisogno di atti visibili, come bustine di Aulin, sciroppi e pasticchette, mica di equilibrio, quello serve solo a stare in piedi o al massimo a vincere una partita a carte, senza saperlo.

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